Badare ai medici?



La storia che vi raccontiamo oggi non è una di quelle eclatanti, che finiscono sui giornali. In questo caso, fortunatamente, non ci sono morti o lesioni gravi. Però è una storia che la dice lunga sull'andazzo quotidiano negli ospedali e sulla sciatteria di cui troppe volte i pazienti fanno le spese.

Carlo è un distinto signore torinese: ha passato i settanta, ma è molto in forma. Gli piace la vita all'aria aperta, sa ancora stupire gli amici della bocciofila con qualche tiro da maestro e per nulla al mondo rinuncerebbe al suo orto, la passione che lo fa ritornare bambino (quando viveva in un piccolo paese nelle valli di Lanzo). Ultimamente, però, dopo l'intervento al cuore, Carlo deve stare più attento: niente sforzi eccessivi, niente movimenti troppo bruschi. «Pianino pianino, senza esagerare» gli ripetono figli e nipoti: un mantra che a dire il vero gli sta un po' stretto, ma a cui cerca di adattarsi.

Una mattina di inizio febbraio, dopo una brutta influenza, Carlo si sveglia con un senso di peso all'altezza del petto. Il suo medico di base lo visita e gli prescrive un ecocardiogramma. Lui va in ospedale, si fa fare l'esame. Ritorna. Il medico osserva i fogli un istante, poi li fa cadere sulla scrivania con gesto plateale. Si leva gli occhiali: «Santo cielo, ma questo è l'esame sbagliato. Avevo chiesto un ecocardiogramma. Invece qui c'è un elettrocardiogramma. Elettro, capito? non eco».

Carlo ci resta male, non sa che cosa dire. Ma il medico incalza, a voce sempre più alta. «Questo tracciato non mi serve a nulla – punta il dito sui fogli – Senta, lei ha già due bypass. In questo momento potrebbe esserci una pericardite in atto. Serve un ecocardiogramma. E serve in fretta». Gli fa perfino la ramanzina: «Lei è stato disattento: doveva controllare».

«Ma... ma... - farfuglia Carlo, sbigottito – io che cosa ne so... I dottori siete voi».

Solo grazie a un contatto personale (un amico parrucchiere che conosce la moglie di un primario) Carlo riesce a ottenere un nuovo esame (finalmente quello giusto) in tempi accettabili (...e poi ci lamentiamo del Sud). Per fortuna non ha la pericardite, ma torna a casa lo stesso con un senso di sottile panico. Gli viene in mente un altro episodio, di qualche anno fa. Nei giorni precedenti a un intervento chirurgico, i medici si erano dimenticati di fargli sospendere il Coumadin (un farmaco anticoagulante), tanto che, all'ultimo momento, l'operazione era stata rinviata.

«Santa pazienza – riflette Carlo a occhi bassi – Possibile che tocchi a noi pazienti di badare ai medici? Ma non dovrebbe essere il contrario?»

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