Quando la cura diventa veleno


#Errori nelle terapie farmacologiche: quando la cura diventa veleno


La medicina sbagliata. La dose sbagliata. I tempi sbagliati. E la cura diventa una trappola. Qualche volta mortale. Non è necessario soffrire di patologie gravi. Basta un attacco improvviso di emicrania o di mal di denti a ricordarci il ruolo salvifico dei farmaci. Esistono molecole dai nomi impronunciabili che hanno il potere di rimetterci in piedi, spegnere il dolore e i sintomi più odiosi, restituirci un'esistenza sopportabile, in certi casi salvarci la vita. I farmaci fanno miracoli, lo sappiamo bene. Ma può bastare un piccolo errore per trasformarli in veleni dagli effetti devastanti. Negli ospedali, ogni terapia farmacologica implica un percorso lungo e delicato: prescrizione, trascrizione, preparazione, somministrazione, monitoraggio. È un serpentone di cause ed effetti. Una catena: ogni anello un pezzetto di responsabilità, un'azione precisa che mette alla prova la tenuta del sistema. E non si può sbagliare. Mai. Lo spiega in modo sintetico David M. Benjamin (dipartimento di farmacologia dell'università di Boston): «Ecco le cinque regole per evitare errori: giusto farmaco, giusta dose, giusta via (si riferisce alla modalità di somministrazione. Ad esempio, via orale, ndr) giusto tempo, giusto paziente». Una bella e chiara definizione. Peccato che la realtà possa essere molto diversa. Negli ospedali (e, intendiamoci bene, non solo in quelli italiani) gli errori legati alle terapie farmacologiche sono relativamente comuni. Uno studio condotto nel 2007 in alcune strutture sanitarie statunitensi ha rilevato una media del 5,7% di errori di terapia rispetto a tutti gli episodi di somministrazione di farmaci. Fortunatamente non sempre ci sono conseguenze gravi. Ma il pericolo esiste. Secondo un'altra ricerca, anch'essa americana, il 12% degli eventi avversi da farmaci mette in pericolo la vita e il 30% causa danni gravi. È soprattutto nell'ultimo tratto della catena, quello legato alla somministrazione, che si annidano i rischi maggiori. Fiale, compresse, preparazioni: perché tutto funzioni servono un ordine maniacale e un'attenzione costantemente vigile. E quando il personale scarseggia o non ha gli strumenti per lavorare al meglio, come accade in molti ospedali italiani, gli errori aumentano. Dovrebbe far riflettere una ricerca condotta qualche anno fa nell'area metropolitana di Bari. Agli infermieri di diversi reparti, di area chirurgica e medica, è stato chiesto di compilare un questionario relativo a possibili incidenti nella somministrazione delle terapie. L'obiettivo era valutare il livello di consapevolezza e le modalità di gestione degli eventuali errori. I risultati? «Le percezioni degli infermieri sono controverse e non soddisfano i criteri di sicurezza nella gestione del rischio clinico». Ma ci sono anche casi in cui l'errore è in profondità, alla radice. Pensate alle possibili conseguenze di una prescrizione sbagliata. Fonti M. Difonzo, M. Coppolecchia, G. Colagrande. “Gli errori da somministrazione di farmaci: una survey per valutare le percezioni degli infermieri”.

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