Gruppi umani in ospedale



In ospedale, nelle cliniche e in ogni struttura sanitaria, esiste una suddivisione del personale che non riguarda il livello di preparazione o la graduatoria, ma piuttosto le modalità di approccio alla professione, che possono essere molto diverse. Ma andiamo a vedere nel dettaglio quali e quante sono.

I medici e gli infermieri, per esempio, si dividono in 3 categorie:

Ci sono quelli che fanno della loro professione una missione, mossi dalla vocazione e dalla purezza d’intenti;

Ci sono quelli che lo fanno per godere dei privilegi che spettano a certe categorie, e i relativi poteri che ne conseguono;

E infine ci sono quelli che invece lo fanno per meri motivi economici.

Riflettendo, ricordano un po’ i preti. So che l’esempio può risultare strano, ma è calzante se pensiamo ai privilegi di cui gode il clero e la domanda nasce spontanea: quanti dei sacerdoti delle nostre parrocchie - e fino ai livelli più alti - perseguono la professione perché la loro è una fede incrollabile o perché hanno ricevuto la famosa chiamata? E quanti invece hanno fatto una scelta di comodo in una società che offre poco o niente ai giovani?

Tornando alle professioni che riguardano la nostra salute, aggiungo che per ogni livello tra quelli menzionati, corrispondono diverse categorie.

Quelli più bravi e promettenti, quelli che ci credono, sono spesso mortificati o messi in secondo piano da chi lo fa per soldi o per i privilegi. I secondi creano lobby di potere che impediscono agli altri di evolversi sul lavoro, progredire e lavorare bene. Ecco perché sempre più spesso capita di trovare primari meno professionali dei loro specializzandi, e sono quasi sempre medici che hanno conquistato il loro ruolo grazie agli appoggi politici, alle conoscenze a ad altre scappatoie secondarie alla preparazione. Ne consegue che il medico politico non valuterà le capacità professionali della sua squadra, ma quanto la squadra torni utile ai suoi interessi personali.

Questa ulteriore classificazione, riguarda i medici e anche gli operatori sanitari di tutti i livelli:

  1. I lecchini, quelli cioè che fanno i ruffiani con le categorie più alte della loro per accattivarsi le simpatie del primario, del professore, del caposala e via dicendo. Il loro fine è quello di ritagliarsi uno spazio privilegiato all’interno del sistema, di diventare anche loro in qualche modo intoccabili.

  2. I puri: quelli più idealisti, quelli che ci credono. Quelli che si alzano al mattino con la missione di salvare vite e che hanno studiato oltre dieci anni per farlo. Questi ultimi spesso si scontrano con i superiori e con il sistema stesso, che il più delle volte non richiede cuore e volontà, ma altre qualità che sono: furbizia, propensione a chiudere un occhio di fronte alle cose che non vanno, favoritismo.

Essendo queste caratteristiche tipiche di molte altre professioni, ogni cittadino medio con un quoziente intellettivo normale - e quindi il paziente medio - è perfettamente consapevole delle differenze e tutto quello che vorrebbe quando finisce in pronto soccorso è beccare in turno il medico idealista e appassionato, certo non quello appartenente alle altre categorie.

Il paziente medio sa che esistono medici che hanno scelto quella professione unicamente per i guadagni altissimi che percepiscono e che tutto questo stona con il senso della cura. Spesso però, purtroppo, le persone fingono di non sapere.

#medicichesbaglianoperchélavoranotroppo

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