Errore diagnostico: da cosa deriva?



Oggi parliamo di un termine importante: appropriatezza.

Cos’è? Semplice. Appropriato è qualcosa che risulta giusto, efficace, ben pensato, utile.


In medicina sono definite appropriate quelle procedure che salvano il paziente o che migliorano nettamente la qualità della vita dell’ammalato producendo dei benefici che sono più dei rischi. Al contrario, inappropriate sono le procedure che mettono a rischio l’incolumità del paziente ricoverato o in cura, aumentando i rischi di peggiorare il suo stato di salute anziché migliorarlo.


Per misurare l’appropriatezza del nostro Sistema Sanitario Nazionale esistono fattori di controllo basati sull’esperienza dei singoli pazienti attraverso i dati riportati nella cartella clinica: l’evoluzione o la regressione delle malattie, il numero di decessi e di guarigioni, il livello di qualità della vita durante il recupero dopo interventi chirurgici importanti come per esempio i trapianti, l’afflusso di pazienti alle visite di controllo e via dicendo.


Tutti questi dati, se assimilati per bene e studiati possono darci delle risposte fondamentali per la riduzione dell’inappropriatezza nei nostri ospedali, nelle nostre cliniche e negli ambulatori. Quando si parla di appropriatezza nella sanità, si intende anche a livello economico, mi spiego: la spesa per un esame di laboratorio è appropriata se il risultato del suddetto esame aiuterà gli operatori sanitari a comprendere meglio la patologia che affligge il paziente, finalizzata quindi all’accuratezza diagnostica. L’esame quindi, per dare tutti i suoi benefici, andrà effettuato né troppo presto né troppo tardi per essere pienamente efficace, dunque nei tempi giusti e nelle modalità giuste.

Non bisogna dimenticare che un esame sbagliato, inappropriato, può generare una serie di altri esami inappropriati e portare gli operatori sanitari fuori strada se il risultato è fuori dai valori di riferimento, generando un circolo vizioso che può avere conseguenze sanitarie, economiche, legali e sociali.

Da dove nasce l’errore diagnostico? Quali sono i fattori scatenanti di un incidente da inappropriatezza?

Semplice: per esempio la richiesta di un esame inappropriato o la mancata richiesta di un esame che invece sarebbe stato utilissimo, l’interpretazione sbagliata dei risultati di un esame specifico, l’esecuzione di un esame in ritardo o la ricezione tardiva del risultato, il risultato errato… questi sono solo alcuni esempi di grave inappropriatezza che porta all’errore diagnostico ed è più facile che avvenga in ambienti dove non c’è cura per la comunicazione, o dove si lavora troppo in fretta o male, o ancora dove si è in pochi. Ecco che tutti i nodi vengono al pettine: alla base di un errore diagnostico c’è quasi sempre un errore umano e alla base dell’errore umano ci sono innumerevoli motivi da scandagliare, alcuni giustificabili, altri assolutamente imperdonabili.

Le proposte del Ministero per aumentare il livello di appropriatezza nelle prestazioni medico-sanitarie sono varie e di vario tipo: interventi educativi, consulenza/informazione, sviluppo e divulgazione di linee-guida, abbattimento degli esami obsoleti, razionalizzazione delle ripetizioni di esami di laboratorio (intervallo minimo per la ripetizione), feedback a tempistiche regolari sui dati di attività e costi.

Speriamo che queste tecniche di difesa siano sufficienti e ben metabolizzate dalla classe medica, per fare sì che gli errori siano sempre meno e che i pazienti non siano costretti a ripetere mille volte esami di routine facenti parte di procedure inappropriate che portano a risultati sbagliati a scapito della salute del paziente e dell’economia della famiglia e del Sistema Sanitario stesso. Più esami mirati, meno spreco di soldi e risorse, meno errori.

No?

Fonte: QuotidianoSanità.it

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