Il parto, fase a rischio per la salute della donna e del bambino

Si parla di negligenza quando non vengono rispettate le regole base in una qualsiasi disciplina. Se si scrive un testo pieno di errori di distrazione, se si suona uno strumento pensando ad altro e producendo suoni sgraziati, se si cucina gettando a casaccio gli ingredienti nella pentola sperando in un buon risultato, e via dicendo.

In tutti i casi menzionati le conseguenze sono poco piacevoli, ma non certo drammatiche. Quando però a essere negligente è un medico, le cose si complicano e di brutto. E quando ad esserlo è, mettiamo il caso, un’ostetrica, la cosa diventa gravissima e molto, molto pericolosa.

I casi che seguiamo parlano di sopravvivenza, miglioramento delle condizioni di salute, benessere. È negligente il medico che non applica i protocolli pensati per garantire il diritto alla salute del paziente. Lo è quello che ha fretta di andare in vacanza, o di finire il proprio turno e non presta attenzione ai suoi assistiti. Lo è l’ostetrica che vede qualcosa che non va ma tace, temendo di essere giudicata dai colleghi o allontanata dal servizio, mobbizzata forse, perché non sa stare zitta, perché con le sue pignolerie ha messo in pericolo la dignità dell’azienda, della clinica, dell’ambulatorio. Lo è il sistema quando tutela i baroni e schiaccia chiunque provi a sollevare un dubbio.

È negligente chi approfitta del proprio ruolo/titolo/badge per sostituire l’attenzione con la superficialità e il menefreghismo. Ma attenzione: lo è anche chi, temendo una causa, esagera intervenendo (con il bisturi o i farmaci) anche quando non servirebbe. E questo accade anche troppo spesso, sapete.

Quando si parla di negligenza nei luoghi ospedalieri tutte le porte si chiudono, il personale perde la voce, le notizie vengono distorte e manipolate. E quando la negligenza tocca i reparti di ginecologia ostetricia, succede che un’esperienza meravigliosa come il parto si trasformi in un incubo, qualche volta un trauma. In alcuni casi in una... o addirittura due perdite.

Studi e analisi rivelano che ogni cinque casi di malasanità, uno riguarda mamme e neonati, questo secondo la relazione finale della commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario (2003).

Ogni centomila bambini nati vivi, 10 donne muoiono. È una statistica e come tale è fatta di medie: in Toscana sono due, in Sicilia dodici. Ne parliamo oggi, di nuovo, dopo aver letto il bellissimo libro di Rossana Campisi, “Partorirai con dolore: affrontare gravidanza e maternità evitando le trappole del sistema italiano”. L’autrice ha una bella penna, cita numeri, fonti, dati precisi e ha la grazia (o la diligenza) di farlo in modo piacevole: l’opera si sbrana. Duecentoquarantacinque pagine di informazioni utili e di riflessioni acute, raccontate da lei, dai medici, dalle ostetriche e dalle madri intervistate in un paziente lavoro di collage. Da leggere e non solo in gravidanza, ma per approfondire un mondo, quello che riguarda la cura, che non deve restare segregato tra le mura degli ospedali o delle cliniche, ma che deve essere divulgato e condiviso, chiacchierato, sviscerato, per fare sì che le ancora numerose zone d’ombra che lo abitano vengano stanate e convertite in luoghi accoglienti e luminosi dove si possa parlare non solo di cura, ma anche di guarigione, senza paura.

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